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29 agosto 2013

Prevenzione per l’esposizione alle polveri di legno

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Piano Mirato di Prevenzione per l’esposizione alle polveri di legno

Il piano di prevenzione dell’Asl Monza e Brianza per fornire indicazioni per eliminare o ridurre le esposizioni professionali a cancerogeni nel settore del legno. Il vademecum per la sicurezza e la scheda di autovalutazione.

Monza, 26 Ago – Molti articoli di PuntoSicuro hanno sottolineato in passato rischi correlati alle polveri di legno, con riferimento ai rischi per la sicurezza, al rischio da agenti chimici pericolosi e, in particolare, da agenti cancerogeni.

In relazione a questi rischi l’ Azienda sanitaria locale della provincia di Monza e Brianza ha elaborato un Piano Mirato di Prevenzione (PMP) denominato “Applicazione del vademecum per il miglioramento della sicurezza e della salute con le polveri del legno”. Il Piano Mirato di Prevenzione fa riferimento ad un vademecum di comparto prodotto attraverso l’attività svolta dalle ASL nell’ambito dei Piani Regionali per la promozione della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.
Il documento, dal titolo “Vademecum per il miglioramento della sicurezza e della salute con le polveri di legno”, è stato adottato con Decreto della Regione Lombardia – Decreto n. 8713 del 16 settembre 2010 – per fornire idonee indicazioni di intervento per eliminare o ridurre le esposizioni professionali a cancerogeni nel settore produttivo del legno.

Esposizione alle polveri di legno Materiale per formatori – Esposizione alle polveri di legno
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PuntoSicuro aveva già presentato tale Vademecum regionale nella versione di marzo 2010, mentre il decreto regionale ha adottato la versione di luglio 2010, una versione che implementa alcune indicazioni sul nuovo “sistema regolamentatorio europeo sulle sostanze chimiche”, con riferimento al Regolamento CE n. 1907/2006 (Reach) e al Regolamento CE n. 1272/2008 (CLP).
Il vademecum ricorda, a questo proposito, che il “pannello di legno (o qualsiasi altro articolo di legno o di altro materiale impiegato nel settore), qualsiasi sia la forma conferita”, rientra nel campo di applicazione dell’articolo 7 comma 2 del Reg. REACH. Infatti un articolo viene definito come: un oggetto a cui sono dati, durante la produzione, una forma, una superficie o un disegno particolari che ne determinano la funzione in misura maggiore della sua composizione chimica.

Il Piano Mirato di Prevenzione dell’ASL Monza e Brianza sottolinea che nel comparto legno, “il fattore di rischio cancerogeno, noto da tempo e definito ormai con certezza, è l’esposizione a polveri di legno duro; questo rischio deve essere conosciuto dalle aziende e dai lavoratori, poiché può essere eliminato o ridotto con tecnologie consolidate e con misure organizzative semplici”. L’obiettivo del Piano è quello di diffondere la conoscenza e l’applicazione del Vademecum regionale sulle polveri di legno e stimolare le Imprese alla autovalutazione del proprio Sistema di gestione della sicurezza aziendale e alla verifica delle misure adottate per la prevenzione del rischio cancerogeno.

In particolare il Piano Mirato di Prevenzione – come indicato in una lettera di invito alle aziende all’incontro pubblico sul tema dell’11 luglio scorso – prevede:
– attività di informazione alle aziende;
– compilazione da parte dell’azienda di una scheda di autovalutazione specifica sul rischio polveri di legno duro; la scheda predisposta da un gruppo di lavoro comprendente anche rappresentanti di aziende del settore e delle forze sociali, ha la finalità di verifica della propria realtà aziendale e di stimolo all’eventuale miglioramento della stessa (la scheda dovrà essere restituita all’ASL Monza e Brianza entro il 31 ottobre 2013);
– campagna di vigilanza mirata da parte del Servizio PSAL, tramite verifiche ispettive, orientate in prima istanza alle aziende che non abbiano provveduto all’invio all’ASL della scheda di autovalutazione aziendale compilata e successivamente ad un campione scelto tra le altre aziende”.
Il Piano si rivolge ad aziende dei “comparti ATECO del legno, estratte dal Sistema I.M.Pre.S@ della Regione Lombardia che contiene l’anagrafica delle imprese lombarde iscritte alla Camera di Commercio”.

Ricordando che sul sito dell’ Azienda sanitaria locale della provincia di Monza e Brianza sono presenti anche alcuni interventi che si sono tenuti all’incontro pubblico dell’11 luglio 2013, concludiamo questa breve presentazione del Piano riportando alcuni stralci relativi alla scheda di autovalutazione aziendale “Esposizione a polveri di legno duro quali agenti cancerogeni”.

Nella scheda sono richieste diverse informazioni. Ad esempio sia informazioni relative all’assetto e alle strutture di prevenzione, che informazioni specifiche sulla valutazione del rischio.

La scheda chiede se la valutazione dell’esposizione a polveri di legno duro è stata effettuata mediante campionamenti ambientali come previsto dal D.Lgs. 81/2008 al Titolo IX Capo II. E se sì, quali livelli di concentrazioni di centro ambiente e personali (espressi in mg/mc) sono stati misurati.
Inoltre è stata effettuata la valutazione del rischio esplosione di cui al Titolo XI Capo II del D.Lgs. 81/2008?

Altre domande riguardano l’impianto di aspirazione localizzata.

Ad esempio è necessario indicare se:
– tutti i punti di lavorazione sono aspirati e, se la risposta è negativa, bisogna indicare quali lavorazioni non sono aspirate;
– “in caso di impianto che serve più macchine, i singoli punti d’aspirazione sono sezionati con serrande di intercettazione affinché funzionino solo quando la corrispondente macchina è in marcia”;
– è presente e consultato “il manuale d’uso e manutenzione dell’impianto di aspirazione localizzata”;
– “periodicamente vengono effettuati interventi di manutenzione e di controllo dell’efficienza dell’impianto secondo le indicazioni del costruttore”;
– “è presente un registro d’impianto per le manutenzioni”;
– “è stata identificata una figura responsabile per la verifica dell’efficienza dell’impianto di aspirazione localizzata”;
– “l’impianto di aspirazione localizzata convoglia tutta l’aria al depuratore esterno senza ricircolo nell’ambiente di lavoro”;
– “la sezione di filtrazione polveri è dotata di un dispositivo per la pulizia automatica”.
Inoltre “come viene controllata l’efficienza dell’impianto”?

Altre domande riguardano:
– la pulizia;
– la protezione della persona;
– la formazione;
– la sorveglianza sanitaria.

Riguardo alla protezione della persona:
– “vengono forniti ai dipendenti indumenti da lavoro?
– Sono presenti spogliatoi muniti di armadietto a doppio comparto per poter riporre in modo separato gli indumenti da lavoro dagli abiti civili?
– Vengono forniti ai dipendenti dispositivi di protezione individuali delle vie aeree per lo svolgimento di operazioni particolarmente polverose quali levigatura e carteggia tura manuale?
– È presente il divieto di assumere cibi e bevande sul posto di lavoro”?

Infine segnaliamo che in merito alla formazione, la scheda chiede se “è stata integrata l’attività di informazione e formazione dei dipendenti includendo specifici argomenti relativi alla cancerogenicità delle polveri di legno duro ed alle misure di prevenzione e protezione necessarie e messe in atto”.
Inoltre le aziende devono indicare se “sono state elaborate procedure in merito alle fasi di prelievo, trasporto, stoccaggio ed eventuale svuotamento dei sacchi di trucioli e polveri al fine di evitare la dispersione di polveri”.

Segnaliamo alcuni dei documenti presenti sul sito dell’ASL relativi al Piano Mirato di Prevenzione “Applicazione del vademecum per il miglioramento della sicurezza e della salute con le polveri del legno”:

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